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viviti

MINA

by

Luigi Nava

Antologia di messaggi alla rinfusa "rilegati" da Franco Lo Vecchio

Data di pubblicazione in questo sito 29 novembre 2007

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Luigi Nava risponde ad una domanda posta da Lillo Infantolino circa il viso di Mina oggi.



data: 23-09 19:16 (22804)




"L'altro ieri, al telefono con un amico, si parlava di belle donne: in particolare del bellissimo viso di Claudia Cardinale, che ho potuto ammirare, seppure per poco, nella serata finale di Miss Italia.
Un viso veramente bello, di grande espressività, velato da quelle sue rughe quasi che ne raccontassero la sua storia di donna e di grande artista. Sul viso e l'espressività del viso di Mina si sono scritti fiumi d'inchiostro e spesi tonnelate di parole: la sua camaleonticità, la profondità del suo sguardo, reso ancora più profondo dall'assenza di ciglia, i suoi capelli, ma soprattutto i suoi occhi. Si potrebbe raccontare Mina attraverso il suo viso e il suo sguardo: gli esordi, gli anni sessanta, gli anni settanta, gli anni ottanta, gli anni novanta. Dicci Luigi, com'è il viso di Mina visto da vicino oggi, quando si toglie gli occhiali?
Che emozioni provi nel guardarla, e nel guardarla negli occhi? Che emozioni provi quando ti guarda lei?" - Lillo.

"Nei tuoi occhi"


Prof. Luigi Nava

Messaggio apparso nella ex Bacheca del sito ufficiale di Mina


data: 24-09 14:31 (22967)


C'è sempre come una distanza. La guardi e la senti sempre un po' lontana. Certamente diversa. Forse gli occhiali che le nascondono gli occhi creano quest'impressione di lontananza. Ma forse, molto più probabilmente, la sua diversità sta nella sua natura di donna diversa. Quando sono con lei, mi sembra che il mondo sia molto lontano. Lei, lontana, ha anche il potere di allontanare il mondo, di renderlo meno pressante, meno cogente. Non scompare del tutto, il mondo. Ma è come se le voci del mondo fossero più sfumate, distanti, ovattate. Come quando si è a far due passi in giardino e intorno si spande la gloria del meriggio estivo. In lontananza ci si accorge che c'è il mondo, perché passano due ragazzi in bicicletta che parlano e ridono ad alta voce. Ma il loro parlare è oltre, al di là della siepe. Ci raggiunge, come un suono del mondo che però ci sfiora appena. Lei, distante, che rende il mondo più distante. Con questa lontananza, credo però che il mondo possa essere guardato e giudicato meglio. Non immergendosi, stando lontani, si può vedere tutto con più equilibrio. Il distacco consente un minore coinvolgimento. E maggiore serenità di giudizio. Ma quel suo sguardo così lontano ha dentro tutto il mistero della vicinanza. Sì, perché difficilmente si può incontrare una donna che sia così capace di immergersi dentro di te. Di prenderti dentro di sé nel suo grande grembo di madre. Di avvolgerti, di stringerti, di trascinarti dentro il suo cuore grande. Di volerti bene. Lei, donna del "tutto o niente", dei grandi slanci, delle imprevedibilità. Nulla è scontato con lei. Lei, la donna che ama le ripetizioni rassicuranti, le abitudini ripetute fino allo sfinimento, la ritualità del vivere quotidiano. Ma che poi è capace di impulsi improvvisi. Come quella sera (e non era neanche presto) in cui, già rilassata sul suo divano bianco, ci disse che voleva andare a Cremona, a prendere il gelato in quel posto dietro il Duomo, per poi sedersi sui gradini davanti alla chiesa e gustarsi il gelato nella pace notturna della sua amata Cremona. Io, immaginarsi!, avrei preferito la tranquilla ripetitività dell'ennesima sera sulla mia poltrona, sempre rigorosamente alla sua destra. Ma come facevo a dire di no ad un suo slancio così giovane, così sincero, così diverso dalla logica di tutto e di tutti? Un'ora e mezzo di macchina per un gelato e per il frescore dei gradini del Duomo, nella calma della notte cremonese! Un incanto, per il quale valeva la pena di scarrozzarsi un'ora e mezzo di macchina, raddoppiata per due.
Il suo sguardo noto e memorizzato, quasi inglobato nel mio DNA, che improvvisamente diventa entusiasta e giovane come quello di un ragazzo che fa una pazzia inaspettata per la ragazza che ama. Non si può resistere.
Il suo volto, i suoi occhi che si intuiscono, ma non si vedono nella chiarezza che invece loro hanno ...
Il suo volto è la sua sua seconda voce. Parla quel volto. Dice quello che la voce non vuole o non può dire. Dice il suo disappunto per un ospite sgradito, dice con l'occhio strabuzzato il fastidio per uno spettacolo tv che non è degno nemmeno della serie D. Dice.
Mi fa morire di riso quando c'è una persona che è costretta a sorbirsi. Gente che parla, parla, parla, che racconta imprese, che vanta conoscenze, titoli, ricchezze, vippai, yacht ... E quando si accorge di non essere guardata, mi cerca con gli occhi, mi fissa con l'occhio apertissimo. Talmernte aperto che riesce a forare il fumé dell'occhiale. E io capisco cosa si annidi nel suo cuore. Il disagio, il fastidio, la pena di tanto millantamento. E' un modo che lei ha di staccare la spina da quel supplizio tantalico che è costretta a subire. Ed è come se cercasse in me una complicità, e anche un piccolo rifugio di tre secondi, per staccarsi da quello lì che continua imperterrito col suo profluvio di parole.
Parla il suo viso, quando è attraversata da un dolore che le parole non dicono. Quando la raggiungono notizie atroci (come quella volta che le comunicarono della morte di Gaber
), è il viso che parla, è la sua pelle, meravigliosamente liscia, che si raggrinzisce e che in quelle rughe lascia emergere tutto il dramma che si agita dentro di lei. Mi restituisce tutta se stessa col suo viso che parla. Quel viso grande, esagerato, estremo, che mi sempre un po' pensare alla faccia della luna.
Lei è luna. Vicina e distante. Presente e lontana. Vergine e intatta, ma capace di guardare a tutti gli orrori del mondo. Come il volto della luna. C'è, ma spesso non parla. E. una presenza sotto la quale sai di essere, ma che non si impone con il fragore della luce solare. C'è, ma non c'è.
Quando però volgi lo sguardo verso la luna, ti accorgi della sua amorevolezza che sta tutta nella sua presenza silenziosa.
Raramente si toglie quello schermo che nascondono i suoi occhi. Ma quando accade è perché qualcosa di grande è accaduto. Per asciugare una lacrima, ad esempio. E lo fa sempre allo stesso modo, con un movimento leggero delle nocche che curano il suo dolore, togliendo la lacrima che l'ha straziata. E sempre con una piega della bocca, rigorosamente chiusa, come a non voler far uscire il dolore che le gonfia il collo.
Allora, in quel gesto, spalanca l'occhio, per far in modo che le nocche raccolgano tutto l'umore dell'occhio. L'occhio si fa enorme, gigantesco. Riempie il viso e tutto lo spazio intorno è come risucchiato da quella mole che dice più di ogni parola.
Veramente enormi, da far paura. Con un'assonanza pazzesca con l'occhio bovino.
Talmente grandi che li si nota anche quando sono ricoperti dalle palpebre chiuse, quando reclina il capo all'indietro, sulla parte alta della spalliera del divano. Quando si appisola, ed è così dolce, teneramente bella, in quell'abbandono di chi non teme neanche di mostrarsi nella debolezza del lasciarsi andare al sonno. Lì, in quel momento, mi mette addosso una tenerezza che mi stringe il cuore. Perché la vedo rilassata, come se fosse giunto il momento dell'addio, dello stacco. Gli occhi che hanno visto tanto, che hanno attraversato i continenti, che si sono affisati sul volto dei figli, che hanno letto spartiti, che hanno guardato la vita brutta e bella, quegli occhi ora sono come giunti al loro capolinea. E' la pace di colei che ha vissuto e che si è rapportata al mondo coi suoi occhi. Ma ora hanno diritto di riposarsi, di staccarsi da tutto e di rimanere chiusi. Tutto è compiuto.
La vedo nella calma del sonno, di quel sonno che lascia intravvedere ancora una vita pulsante. Ma penso sempre ad un sonno più eterno. Quel sonno che mi fa paura, perché vorrei che non la toccasse mai.
E' il timore di un pensiero che mi raggiunge, che mi fa male. Ma poi c'è sempre uno scuotimento, un leggero movimento della testa che si riprende.
Allora spalanca gli occhi. Le palpebre si fanno da parte e lei guarda, forse non vedendo. Con gli occhi che sono come flash, è come se chiedesse scusa per essersi assentata da noi. E' come se dicesse che anche lei aveva bisogno di starsene un po' in disparte. Ma in quello sguardo che riprende vita c'è tutta una promessa. .Me ne sono andata per un po'. Ma non temere; stai tranquillo. I miei occhi non vogliono lasciarti solo nel tuo timore. Ci sono ancora, con tutto questo bene che i miei occhi ti dicono. Stai tranquillo. Non ti lascerò mai...


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Per Laluba: Mina che si riascolta


Luigi Nava
risponde ad un certo Laluba il quale chiede:


".... ti ho sentito dire parecchie volte che Mina
non ama riascoltare i suoi dischi. Comunque mi è sorto un dubbio. Ci sono compilation da lei approvate e supervisate... Riascolta, che ne so, i dischi in spagnolo per selezionare i brani e l'ordine di Coleccion Latina, per esempio? E poi, quando decide di ricantare un brano fatto di recente (vedi "Nostalgia" per, appunto, "Nostalgias" il cd in spagnolo che, già che ci siamo, perché non compare nella discografia del sito???) sarà pure un idea che verrà fuori da un riascolto del brano per la compilation dove si decide di poter farlo ancora meglio, no? O si tratta di una versione alternativa fatta allo stesso tempo della precedente e recuperata per il nuovo cd? Grazie della risposta...".

Messaggio apparso nella ex Bacheca del sito ufficiale di Mina in data: 10-10 12:29 (25284)

Il Nava risponde:

Messaggio apparso nella ex Bacheca del sito ufficiale di Mina in data: 11-10 18:58 (25469)


Quando si tratta di preparare delle compilation "ufficiali", Mina
va un po' a memoria. A volte le vengono presentati degli elenchi di canzoni, e lei dà l.OK per i brani che ricorda. Se di qualche brano non ricorda l'andamento, allora lo riascolta. Capita che dopo qualche nota le si accenda la lampadina, e allora dice: Va bene, oppure: No, escluso. E' capitato così, ad esempio, per "In duo". Una volta scelti i pezzi, è lei che decide la sequenza. E qui noto che lei ragiona ancora secondo il criterio del vinile. Divide l'elenco in due e mette un pezzo forte all'inizio e (se i brani sono 12) ne mette un altro trainante al n. 7. Quando decide di rifare un brano, riascolta la versione precedente. E ricanta il pezzo. Ma non si tratta di un "ripescaggio" di una versione diversa fatta precedentemente. In ogni caso, tenuto conto del fatto che i riascolti accadono in queste occasioni, si tratta di momenti assai saltuari. Io non le ho mai visto in mano un suo disco, magari nell'atto di metterlo su un piatto o in un lettore CD.

P.S.: Non si trova il CD "Nostalgias"
nel sito, perché il disco appartiene alla discografia estera, che non è ancora inserita nella sezione Discografia.

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Luigi Nava risponde ad Ivan circa "Don't call me baby"


Messaggio apparso nella ex Bacheca del sito ufficiale di Mina in data: 11-10 20:43 (25489)


Non so dire con sicurezza se "Don't call me baby"
sia stata cantata al primo colpo. Quello che so e che ho già detto è una semplice sequenza temporale. Era il mercoledì da leoni di Highbury, quello del 3-0 dell'Inter contro l'Arsenal. Alle 19,45 mi chiama Mina per dirmi se voleva prendere di corsa la macchina per andare a Lugano. Vieni in sala (senza dirmi che cosa lei avrebbe fatto) e poi mangiamo un boccone fuori. Io ero già pronto per la partita. Prender la macchina e volare a Lugano mi sconvolgeva il metabolismo catatonico che mi attanaglia di solito alla sera. Dico che non posso. Ubi Inter, minor cessat.
Fine della prima puntata. Squillo del telefono alle 21,45. Mina mi chiede (da casa sua) cos.era successo con tre gol all.attivo per l.Inter. Racconto la partita e i gol. E poi chiedo: Sei già a casa? Sì, ed aveva già cenucchiato
fuori. Deduco che in 2 ore è andata in sala d'incisione, ha inciso, e poi ha mangiato in centro a Lugano. Quante volte si può fare una canzone di 5 minuti e più (con base già incisa) in un.ora circa di sala d.incisione? Almeno 3 o 4 volte, compreso il riascolto. Se poi l'ha fatta al primo colpo, non so. Ma la cosa è probabile.



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Luigi Nava risponde ad Lella circa gli animali e il cagnetto di Mina


"Ciao Luigi, ho letto sotto il tuo dibattito con Vera, sulla questione degli animali, giusta ma non condivisibile da tutti. Una domandina mi viene spontanea, quando vai a casa della Signora e ti ritrovi il suo cagnolino ( se non suo di sua figlia) che ti fa le feste cosa gli fai? Meglio dire come lo tratti? Cmq è sempre vero che più conosco l'uomo più amo l'animale". Lella


Messaggio apparso nella ex Bacheca del sito ufficiale di Mina in data: 11-10 00:15 (25373)



"Uffa!"

Luigi Nava


Messaggio apparso nella ex Bacheca del sito ufficiale di Mina in data: 12-10 08:34 (25516)

Cerco di trattarlo bene, come posso. Se Uffa
mi rivede dopo tanto tempo, lui salta e capisco che mi sta salutando. Ormai lo conosco e riesco anche ad accarezzarlo senza paura (è la paura fisica che spesso mi attanaglia nel rapporto con gli animali). Uffa ha il difetto di abbaiare a tutte le ore. Il che disturba la "gloria del disteso pomeriggio", il "giardino delle delizie", cinto dalla "siepe d'alloro". E allora cerco di distrarlo, usando una palla, facendolo giocare, prendendo dei rami secchi e facendolo saltare. Il che mi diverte anche, ma non per più di 10 minuti. Mina è più paziente di me. Lei, tra l'altro, ha un rapporto più costante con Uffa. E gli prepara da mangiare, gli parla, a volte gli fa anche delle urlate tremende. Con il cane di Massimiliano, che è molto più grosso (credo che sia uno schnautzer) ho un rapporto più distaccato, perché mi fa ancora un po' paura. Ma Moose (così si chiama) mi pare molto più intelligente di Uffa. Uffa è un egocentrico, vuole le attenzioni tutte su di sé, vorrebbe essere l'unico cane al mondo e appena sente un altro cane, cerca la rissa. Moose invece è pacifico come l'acqua di uno stagno. Annusa e capisce. Ma, vista la sua mole, preferisco non toccarlo.



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Luigi Nava risponde a Luca 1 circa "Send in the clowns"


"Mina ha mai cantato una canzone dal titolo "Send in the clowns" ? L'ho ascoltata oggi per la prima volta da una raccolta della Streisand. E' un pezzo molto bello, da svenarsi! Qualcuno sa dirmi qualcosa di piu' su questo pezzo?" Luca 1.


Messaggio apparso nella ex Bacheca del sito ufficiale di Mina in data: 11-10 20:30 (25486)



Luigi Nava

Messaggio apparso nella ex Bacheca del sito ufficiale di Mina in data: 12-10 13:15 (25547)


"Send in the clowns" è uno dei pezzi più cari a Mina. Talmente amato da non volerlo incidere. Un caro amico bachecaro mi diede, due anni fa, una cassettina con brani vari da far sentire a Mina, per proporle i suoi desideri, per segnalarle qualcosa che valesse la pena di essere riletto e ricantato da Mina.
Mina
ascoltò con attenzione quella cassetta. E ricordo che era in piedi rivolta verso la finestra, mentre partiva "Send in the clowns" cantata dalla Vaughan. Lei, ovviamente, conosceva già il pezzo, e se lo risentiva, cantato dalla Vaughan in un atteggiamento fisicamente bloccato. Non si muoveva e teneva lo sguardo fisso verso l'esterno della finestra. Completamente tesa nell'ascolto. Quando il brano finì, solo allora si voltò e disse qualcosa (non ricordo le parole precise), come a voler dire che dopo quella interpretazione di un pezzo così notevole, che cosa si poteva fare di più o di meglio? In questo caso è il rispetto che la blocca. Il rispetto soprattutto per la Vaughan. Non potrebbe rifare la canzone. Non vuole sentirsi come un'alunna che compete con la maestra. Per altri brani l'ha fatto, con l'incoscienza di voler incidere un brano già interpretato dalla Vaughan, ma senza necessariamente competere. Ma per un brano così perfetto come "Send in the clowns", che ha in Sarah la sua versione definitiva, credo che Mina non vorrebbe mai interferire con una sua rilettura, che risulterebbe (a suo giudizio) non più di un tentativo di pareggio.

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Continua nella sezione successiva

 


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