M
INAby
Luigi Nava
Antologia di messaggi alla rinfusa "rilegati" da Franco Lo Vecchio
Data di pubblicazione in questo sito 03 dicembre 2007
* * *
"Mina e le suonerie"
di Luigi Nava - Giugno 2003
Stiamo parlando delle suonerie! Come si fa a dedurre da questo fatto, dal fatto che Mina se ne frega delle suonerie, tanto più se sono tratte da suoi brani, l'ipotesi che lei starebbe invecchiando? Stiamo parlando di una donna che non è così stupida da scendere a compromessi con chi usa la stupidità altrui per fare soldi a palate.
Si sa che le industrie discografiche, in crisi nera per le non vendite di dischi, cercano di avere un po' d'ossigeno vendendo i diritti delle musiche per cellulari
Leggi qua:
"Stiamo facendo soldi vendendo suonerie. La nostra filosofia è che questa è stata un'impresa che dà profitti sin dall'inizio. Stiamo facendo più soldi di quanti abbiamo speso per lanciare questo business che non ha richiesto investimenti particolarmente consistenti", ha detto Michael Nash, vicepresidente delle strategie Internet e sviluppo di Warner Music, dipartimento di AOL Time Warner Inc. Nash stima che l'industria del disco nel 2003 incasserà circa 50 milioni di dollari dal business delle suonerie telefoniche, business destinato in futuro a crescere ancora. Negli ultimi mesi, Warner ha venduto circa 50.000 musichette per suonerie. E in tre settimane, dopo l'accordo con AT&T Corp. in ottobre, il numero di musiche di suonerie per telefonini vendute ha superato quello dei pezzi scaricati a pagamento dal Web in un anno e mezzo. 50 milioni di dollari. Sono quasi 100 miliardi. E stiamo parlando della cosa più inutile del mondo (dopo la merda): le suonerie dei cellulari. Si sa che gli americani sanno fare soldi anche vendendo ghiaccio agli esquimesi. E questo delle suonerie è uno splendido esempio.
Ma si sa anche che se c'è gente che fa soldi, c'è sempre qualche scemo che i soldi se li fa spillare di tasca acquistando cose assolutamente inutili. Le suonerie dei cellulari ...".
Ma te la vedi la Mina che si occupa delle suonerie dei cellulari. Bene ha detto Daniele: non è una donna che si autocelebra. Mal sopporta tutto quello che è riferito a lei come cantante. Figuriamoci se può avere un telefono con la suoneria di "Amor mio" se chiama Quaini, quella di "Se telefonando" se chiama Massimilano, quella di "La banda" se chiama Danilo Rea, di "Acqua e sale" se chiama Celentano, di "Nada te turbe" se chiamo io. Figuriamoci! Questo non cedere alle mode e non voler vendersi alle cretinerie (tipico della modernità) non mi pare atteggiamento passatista. E' solo segno di intelligenza. E poi che cosa vuol dire essere al passo coi tempi? Seguire l'idiozia dominante? Leggere i giornali di gossip d'estate, farsi il lifting, andare al Twiga e sperare di scambiare due mezze frasi con Flavio Briatore (bleah!)? Sabato Mina scrive un articolo sulla scienza che modica la natura. Avrebbe potuto fare un bell'articoletto del tipo: Com'erano buone le pesche di una volta! Com'era buona l'insalata dell'orto del nonno! Che delizia i contadini che tornano a casa, stanchi ma soddisfatti di aver sgobbato tutto il giorno!
E invece no. Spiazzando molti ci dice: se una cosa aiuta a vivere meglio, ben venga. Non credo che le suonerie siano in quest'ordine di cose. Sono solo un business per spillare soldi ad adolescenti sprovveduti e a coloro che adolescenti vogliono continuare a rimanere (ovviamente facendo ricchi chi vuole solo dominare il nostro cervello e i nostri portafogli). Se Mina è lontana da questo modo di essere, ciò è solo titolo di merito. Ti lascio a manovrare il tuo telefonino e ti ricordo che c'è già in vendita la suoneria di "Kamasutra" di Paola e Chiara. Imperdibile!
* * *
Mina e i cantanti che si sono "impiantati" nel suo cuore da giovane
di Luigi Nava - Giugno 2003
E' proprio vero quel che dici. La grandezza di Mina, a differenza di tanti e tante "nuove arrivate", consiste nel fatto che lei ha alle spalle una cultura musicale enorme. Ha ascoltato e ascolta molto. E guarda sempre con enorme rispetto ai maestri, senza mai pensare di essere lei una maestra. L'umiltà dei grandi ...Questa consuetudine con la musica deriva da una pratica che lei stessa descrisse, parlando dei suoi inizi. Citava i cantanti che le si impiantarono nel cuore quando lei era adolescente.
"Da allora, anche se qualcuno sarà convinto del contrario, la mia cultura musicale si è decisamente evoluta. Ma a piccoli passi. Attraverso semplici canzoni popolari, piccole arie da chiesa, mal eseguite da noi ragazze della "Beata Vergine", e tanto Puccini. Il tramite era stata mia nonna Meme che si metteva al pianoforte e, come sollevata da terra, suonava e cantava su uno spartito con dedica del grande maestro lucchese, tanto amato da lei e in seguito capito e adorato anche da me. E poi le folgorazioni: Elvis, Count Basie, la Fitzgerald, Sinatra, Gene Vincent, Billie Holiday, i Four Freshmen e Sarah Vaughan. Tutti insieme, nelle orecchie, nella testa, nel cuore. Tutti in una volta sola si sono impiantati dentro di me e non se ne sono più andati, per mia grande fortuna".
Rileggendo questo brano, mi è tornato alla mente quel passaggio di Petronio (tratto dal "Satyricon") a cui mi riferivo alcuni giorni fa, a proposito della questione delle traduzioni. L'ho ripreso e l'ho parafrasato in alcune parti. Petronio parla con ironia di coloro che, nuovi arrivati nel campo della poesia, credono di essere giganti, per il fatto di aver messo insieme due o tre versi riusciti. Dice Petronio: c'è bisogno di lasciarsi inondare da tutti i grandi del passato, prima di poter dire qualcosa di nuovo. Mina mette in pratica il consiglio di Petronio. Ecco il brano parafrasato. E chiedo scusa a Petronio, se lo utilizzo "ad usum Delphini".
Quanti, o giovani, si sono illusi di avere l’ispirazione musicale! Infatti, appena un poveraccio qualsiasi è riuscito a metter insieme una frase musicale, con tutte le sue brave note, ed ha chiuso in un giro armonico una melodia più o meno patetica, subito s’illude di esser un cantante laureato e di esser arrivato in cima al monte delle Muse. Del resto, l’ispirazione, se è ben fondata, evita questi vani ornamenti superficiali, e la mente non può concepire né esprimere qualcosa di esteticamente valido, se non si è fatta prima inondare, per così dire, dal gran fiume della musica. Quindi bisogna rifuggire con ogni cura da tutti gli elementi di uso comune nella scelta musicale, si devono esprimere interpretazioni inconsuete al volgo e mettere in pratica il detto di Orazio, il quale affermava: Odio il popolino ignorante e lo rifuggo in ogni modo. Inoltre bisogna far grande attenzione che le singole frasi non si distacchino troppo dall’insieme del brano, ma risplendano e risaltino come intessuti nella trama stessa della musica brillandovi in tutto il loro colore. Ne sono testimoni Omero, i poeti lirici e, fra i Romani, Virgilio e Orazio, che fu dotato di una così felice attitudine a variare argomenti. Tutti gli altri o non riuscirono a scorgere la via da percorrere per arrivare all’essenza della vera musica, oppure la videro sì, ma non osarono intraprenderla.
* * *
La scelta di un nuovo album dedicato alla canzone napoletana
di Luigi Nava - Giugno 2003
Quando c'è un ambito che merita di essere esplorato, si può e si deve andare fino in fondo per recuperare il meglio. C'era bisogno di un altro disco dedicato a Napoli perché la musica napoletana contiene perle assolute che vanno riprese e valorizzate.
Continuo ad insistere sul fatto che questi anni di Mina costituiscono il momento della sintesi. Sente l'esigenza di prendere il meglio della musica e farlo proprio. Ciò che ha conquistato lei, ciò che ha sempre avuto il potere di soggiogare il suo cuore, lei sente ora il bisogno di riesprimerlo. Attraverso la reinterpretazione di ciò che vale e che l'ha sempre un po' accompagnata dentro di sé. Certe canzoni le sono sempre frullate intesta e nel cuore. E ora le riprende, le ricanta. Con la maggiore maturità a cui è approdata. Così si spiega anche "Dalla terra", anche se in quel caso Mina ha voluto fare un percorso anche di scoperta o di riscoperta. E credo che la sua produzione futura sarà sempre più in questa direzione, senza che questo significhi esclusione di inediti o di collaborazioni con altri artisti.
In un articolo del 1996 così scriveva:
"Ma a proposito della lana caprina, per non fare inorridire nessuno e non apparire demagogicamente nazional-popolare e basta, una verità devo proprio dirvela, miei piccoli lettori ... È più probabile che troviate quantità elevate di cattiva musica nella leggera che non nella classica. E questo è innegabile".
Su questa linea, credo che Mina ricerchi di più nell'ambito della musica "colta" o in quell'ambito della musica leggera che è ormai assurto al rango di "classico". Napoli si colloca in questo orizzonte di considerazioni. Gli aspetti legati al marketing, alle analisi dei gusti del pubblico o alle vendite sono esclusi.
* * *
"Grande Madre Mediterranea"
di Luigi Nava - Giugno 2003
Gianni Borgna, in un suo libro sulla storia della musica italiana del '900, ha identificato Mina, anche fisicamente, con la "Grande Madre Mediterranea": Basti pensare alle grandi braccia e al seno di "Amor mio". Questa bellissima immagine di Mina ritoena alla mente se si ascolta (per l'ennesima volta) "Passione" da "Napoli". In particolare, quando sospira (che sospiri, ragazzi!) "te voglio... te penzo... te chiammo... ecc.": avverto tutto il calore, tutta la passione, l'odore dell'amore fisico (è possibile? certo che si!) che la sua impareggiabile voce riesce a evocare: semplicemente sublime! Ma sarebbe riduttivo legare questa passione alla sensibilità da "Magna Mater" mediterranea di Mina. C'è qualcosa di terrestre, di legato ad una sensibilità che è certamente tipica del Sud, ma c'è anche un modo di sentire che è dell'uomo in quanto tale. Di sospiri si è sempre parlato, in tutta la letteratura, da sempre, da Saffo, a Properzio, a Catullo, a Sant'Agostino, a Petrarca, e giù giù fino a Leopardi. Mina, in fondo, è l'espressione più alta, a livello canoro, di una condizione che è strutturale al nostro essere, con tutta la sua carica di esigenza d'amore.
In questo senso allora si può capire perché Mina ami la musica napoletana. Proprio perché lì è più evidente lo struggimento del cuore umano che canta (e cantando, esige) la bellezza, l’amore, il desiderio e il bisogno di totalità.
* * *
Il primo dato che caratterizza il cantante è il rapporto tra sé e ciò che canta.
di Luigi Nava - Giugno 2003
L'artista non vive primariamente nel rapporto col pubblico. E nel caso del cantante, lo specifico del suo essere artista è cantare. Nelle forme che consentono oggi di cantare e di far arrivare il canto al pubblico. Da questo punto di vista il concerto dal vivo non è l'elemento specifico e caratterizzante del cantante. Il primo dato che lo caratterizza è il rapporto tra sé e ciò che canta. Il fatto di arrivare al pubblico è elemento conseguente e non primario. La passione per il suo lavoro Mina ce l’ha ancora. E forse più di prima. Non sarebbe così, se avesse deciso di chiudere totalmente con la musica, se avesse voluto restare dentro il cliché della cantante da canzonetta. E invece è alla ricerca di altro e di nuovo, ha in mente mille cose da fare, come neanche faceva quando andava da un teatro all’altro o da una trasmissione tv all’altra. La passione che arde dentro non trova come unica forma di espressione quella di calcare un palcoscenico. Si può esprime in ben altri modi.
Ed è una passione per il bello, prima ancora che per i riflettori. Perché è su questo che si misura un artista. Mina, lontana dai clamori, è un po' come Beethoven sordo. Fuori dal frastuono, si è più in grado di cogliere ciò che vale. Il riscontro da parte del pubblico verrà solo se sapremo (noi, non lei) capire che lei sa ancora trasmetterci al meglio ciò che merita di esistere musicalmente.
* * *
Mina ha più presenti brani che risalgono agli anni '70
di Luigi Nava - Giugno 2003
Come già dissi, Mina parla assai poco del suo lavoro, in senso stretto. E parla poco delle sue canzoni. Butta lì qualche cosa, qualche rapido commento, solo se mi capita di intavolare io il discorso sui suoi dischi. Ma lo faccio rarissimamente. E' più facile, invece, che (quando ha pronto un disco e lo fa ascoltare) dica di fare particolare attenzione a un brano piuttosto che a un altro. Ma tutto questo accade senza che il discorso si soffermi troppo. E' per questo che mi riesce assai difficile rispondere alla tua domanda. Posso dire che ha più presenti (e quindi più nel cuore) brani che risalgono agli anni '70, piuttosto che quelli più recenti. Certo è che lei non ha una sua speciale classifica. I pezzi che ha cantato sono come dei figli che vengono accuditi e nutriti quando sono ancora in fasce. Poi diventano grandi e si staccano dalla madre. Le restano nel cuore, ma con quel sano senso di distacco che è una delle dorme più alte dell'amore. Qualche titolo? A caso, tra quelli che mi ricordo, tra quelli su cui è caduto il discorso: "Solo lui", "Nel fondo del mio cuore", "Ora o mai più", "Neve", "Mai prima", "Non ho parlato mai". Comunque basterebbe scorrere l'elenco dei vari "Del mio meglio" per avere un'idea più precisa. Quelli sono brani che ha scelto lei.
* * *
Non è vero che Mina non esiste più per la gente comune
di Luigi Nava - Maggio 2003
Non è vero che Mina non esiste più per la gente comune. Non si può "misurare" Mina sulla base dei pochi secondi a lei dedicati da una trasmissione che era solo un gran calderone in assoluto stile RAI: "di tutto, di più". Non è da queste cose che si misura la popolarità di Mina. Basta solo vedere che non c'è giorno che Dio manda sulla terra che un qualche giornale non ricordi il suo nome. Magari anche solo per dire che un musicista tiene un concerto in un luogo sperduto della provincia italica. E anche solo per dargli lustro si scrive: "Ha collaborato con Mina". E' un periodo di feste popolari in giro per l'Italia. e vediamo che c'è sempre qualche serata in cui si celebra Mina con suoi brani cantati da (improbabili) cantanti di provincia. Si fa un concorso canoro e i partecipanti presentano sue canzoni. Da queste cose si misura di più la popolarità reale, quella che non viene costruita (o demolita) ad arte dai mass-media. Bisognerebbe dare più ascolto ai sondaggi che vengono pubblicati su "Musica e dischi" che vedono sempre Mina al primo posto quanto a bravura e tra le primissime cantanti quanto a popolarità. Non prendiamo una trasmissione notturna di RAI 2 come metro di una popolarità che resiste a dispetto di tutto e di tutti.
* * *
Mina e la scrittura
di Luigi Nava - Maggio 2003
Credo di averne già parlato da questi spazi. Mi riferisco al fatto che nell'estate del 1999 era stato definito un progetto con "Liberal". La rivista intendeva far uscire un libr(ett)o che doveva racchiudere tutti gli articoli (erano circa un centinaio) che Mina aveva scritto in due anni per la suddetta rivista. Mina diede il suo OK.
Era una sorta di regalo di Natale per i suoi lettori, ma la distribuzione era prevista anche nelle librerie. Ma la rivista chiuse all'inizio del 2000 e l'iniziativa non poté essere portata avanti. So che arrivano ogni tanto alcune proposte perché la nostra Minona si metta a scrivere qualcosa che vada nella direzione della creazione letteraria. Ma, come spesso dice, c'è bisogno di specializzazione per poter essere degli scrittori a tutto tondo. Se poi si mette a leggere Gadda o Morselli, capisce che deve ancora fare moooolta strada. Diverso è il caso degli editoriali. Per potersi esprimere sulla realtà non occorre una specializzazione specifica. Basta avere le orecchie e le antenne tese, una buona intelligenza e una media cultura. A cui si unisce una capacità naturale di esprimersi in forma scritta. Continuo a sentire di altre testate che vorrebbero strapparla alla "Stampa" ed annoverarla sotto altri giornali. Il che mi fa pensare che non sia proprio una cagna nello scrivere. E credo che il desiderio di avere Mina, da parte di diversi direttori, tra le fila dei propri editorialisti non dipenda dal fatto che lei si chiama Mina. In un giornale, se non sai scrivere, non possono permettersi di darti uno spazio che potrebbe essere usato in altro modo (magari con una pubblicità che produce introiti). Alla Stampa sanno che al sabato, da quando c'è Mina c'è stato un aumento di copie vendute. Fisiologicamente c'era già un aumento rispetto agli altri giorni della settimana, determinato dall'uscita al sabato del supplemento "Tuttolibri" e dallo "Specchio". Ma dal febbraio 2000 l'incremento è stato più marcato. L'altro giorno una mia collega di scuola, insegnante di lettere, mi ha fatto vedere un testo di italiano (grammatica, linguistica e retorica), dove c'era un articolo di Mina analizzato dal punto di vista dell'analisi delle figure retoriche. Un vero florilegio di artifici che lì venivano individuati e spiegati. Poi c'era un altro articolo (quello sul crollo delle nascite), riportato fino a quando Mina espone il problema. Poi c'era una serie di domande per gli studenti, di comprensione del testo e di richiesta di soluzione al problema che l'articolo poneva. O i compilatori del testo sono minosissimi fan, oppure hanno trovato gli articoli degni di essere ottimi esempi di forma giornalistica e retorica. Che da tutto questo si possa passare ad altro, ad un impegno "letterario" più consistente, non credo. Finora Mina si diverte a scrivere per "La Stampa" (anche se ogni tanto si lamenta che, gira e rigira, gli argomenti cominciano ad essere un po' sempre gli stessi). Lasciamola a questo divertimento (che, tra l'altro, non le porta via più di due o tre ore a settimana)
* * *
"Ritratto in bianco e nero", ascoltata per caso in tv a tarda notte
di Luigi Nava - Maggio 2003
Concordo a pieno con la tua idea. Quando la bellezza scarseggia, occorre volgere lo sguardo altrove. E' pur vero che l'esperienza della ripresa di grandi brani americani o latinoamericani, che venivano riproposti con testi italiani, fa parte di un'epoca che non c'è più. Ma nulla vieta che la cosa possa essere riproposta, magari con nuovi parolieri (e ce ne sono di validissimi anche se poco conosciuti). Nell'idea di raccogliere il meglio della musica, senza aggettivi e senza confini, credo che quest'idea che tu lanci sia in linea perfetta. Capita che Mina ascolti (magari dalla tv, magari in orari notturni) qualche brano che non fa parte della normale programmazione da tormentoni radiofonici. Esattamente come accadde per "Ritratto in bianco e nero", ascoltata per caso in tv a tarda notte. E lei alza il volume della tv. Questo lo fa quando capisce che c'è un quid che va colto al volo. Poi magari prende la sua inseparabile agenda e prende nota. Dovrebbe tornare a dare corpo a questo desiderio di trattenere tutto ciò che vale. L'auspicio c'è tutto. La realizzazione sta a lei.
"Vedi, cantare vuol dire che tu sei solo uno strumento per far esistere quella bellezza..."
di Luigi Nava - Maggio 2003
Si dovrebbe parlare di "Brava" come un peccato di gioventù? Forse. O piuttosto si tratta di un gioco, uno scherzo (di grande livello, comunque). Al di là di tutte le analisi tecniche ( "tutto il tempo che io tengo questo mi"... "e poi vado su, vado su ...), penso che sia un brano che allora aveva un senso. Ti ricordi come cantava la versione dal vivo in tv, rispetto a quella su disco? C'era una sorta di autoironia, quel suo non prendersi sul serio, proprio mentre cantava una cosa complessissima. Se l'avesse fatto per essere "brava", si sarebbe messa lì, tutta impostata. E invece roteava la voce e faceva alcuni passaggi, quasi parlati, con un quid di "froceria" (che non le è mai mancato). Si prendeva in giro, cantando una cosa che per qualsiasi altra cantante italiana di allora sarebbe stata una scalata himalaiana.
Oggi, ovviamente, quel brano non avrebbe più senso. Già scrissi che per "Dalla terra" furono esclusi pezzi che potevano sembrare troppo arditi per virtuosismo. Per non fare la maestrina ... Una cosa bellissima, che mi ha sempre colpito, fu una cosa che lei mi disse dopo aver ascoltato per la prima volta "Voi ch'amate". Io ero sconvolto dall'emozione. E le dissi: "Non mi viene neanche da dire che sei brava. Perché è tutto così oggettivo, così compiuto, che uno non può pensare a questo brano diversamente da come l'hai fatto tu". E lei mi rispose: "Vedi, cantare vuol dire che tu sei solo uno strumento per far esistere quella bellezza, quell'idea, quel sentimento che l'autore ha voluto esprimere. Anzi, l'ideale sarebbe che, ascoltando un brano, uno non dicesse nulla a riguardo della bravura di chi canta, ma potesse essere portato dentro il brano, al punto da entrarvi dentro. Un pezzo è venuto bene quando in primo piano c'è il pezzo, e non chi lo canta". Non voglio interpretare: a voi le conclusioni ...
* * *
"Kyrie"
di Luigi Nava - Maggio 2003
"Kyrie"
resta uno degli album più coraggiosi, più sconvolgenti, forse più eterni di Mina. Perché ci vuol un gran coraggio a fare un disco così dopo l'enorme successo di vendite dell'album dell'anno precedente ( "Attila" ).Quando uno mette sul piatto questo disco e inizia a sentire "Musica", viene subito portato in una dimensione senza tempo, quasi psichedelica. La dimensione atemporale del disco viene confermata da "Quatt'ore 'tiempo", un'aria di chiesa che, nella sua versione in napoletano, potrebbe essere considerata un classico della canzone partenopea. E poi come definire "Voglio stare bene"? La "follia" di Mina si palesa a piene mani: struttura a canone con testo allucinante, per un effetto di straniamento assoluto. Anche "Capisco" (scritta ed arrangiata da un Massimiliano diciassettenne!!!) ci porta in una dimensione fuori dal tempo, con una linea melodica totalmente inattesa, imprevedibile e proprio per questo fascinosissima, sostenuta da un testo al di là di ogni scontatezza. Tra le mie preferite anche (ovviamente) "She's leaving home", trasformata in una ballad larga e intensissima, il divertimento ironico e graffiante di "Bambola gonfiabile", la meditazione tutta interiore di "Radio" (grande Lauzi!) e anche la larghezza imperiosa e soffusa di "Buonanotte buonanotte". Grande disco, che chiude i mitici anni '70 con una prova coraggiosissima, anticommerciale e che sempre più si dimostra un disco che riserva novità ed emozioni anche oggi, a distanza di vent'anni.
* * *
"Salve Regina" esclusa da "Dalla Terra"
di Luigi Nava - Maggio 2003
A riguardo della questione dei brani che non sono stati inseriti nei dischi, che devo dire? Si sa che Mina ha ascoltato moltissimi brani. E' stata come una scorribanda nella musica sacra, dal gregoriano ai giorni nostri. E quindi diversi brani sono rimasti "in panchina" (come amava dire lei), pronti ad entrare in caso di necessità. Poi, purtroppo, bisognava ridurre la scelta a 12-13 brani. E questo ha comportato una necessaria scelta. Già ho detto di un brano tratto dalla "Passione secondo San Matteo" di J.S. Bach ("Aus Liebe will mein Heiland sterben"). Ma anche: "Ne timeas Maria" di Tomas Luis da Victoria (autore spagnolo del '500), la "Salve Regina" di Claudio Monteverdi, tratta dai "Vesperi della Beata Vergine Maria" (quelli del 1610) e una bellissima lauda medievale in francese antico "Ma vièle". E' stata incisa una "Salve Regina" che è un villancico venezuelano, di tradizione popolare. In spagnolo. Ma poi è stata esclusa perché, pur essendo un brano religioso, fa parte della tradizione popolare e non classica. Peccato! Peccato, perché il tono di questo brano è molto sereno, e si adeguava benissimo allo spirito "latinoamericano" di Mina .
* * *
"Se telefonando"
di Luigi Nava - Maggio 2003
Due chicche. La prima probabilmente è già nota (io l'ho saputa da Mina). L'ispirazione per la melodia di "Se telefonando" venne a Morricone sentendo le sirene delle auto della polizia francese. Quando uno è un genio ... La seconda. Quando in tv passano i filmati di Totò con Mina, lei ha la forza per emozionarsi ancora. A distanza di 37 anni ...
Lo si capisce da questo articolo di "Liberal" .:
"Faccio un po’ di fatica a parlare di Totò, devo farmi una piccola violenza perché mi sembra di parlare di un parente stretto, di un amico troppo caro e personale per "metterlo in piazza". Un amico, anzi, quasi un mistero che si ripete, come per me, per moltissime persone che neppure l’hanno mai visto, se non in cinema o in televisione. E il mistero, il piccolo miracolo è che, ancora adesso dopo tanti anni dalla sua morte, lo sentiamo come un amico particolarmente vicino, uno che potrebbe aiutarci in caso di necessità, una specie di santo protettore.
Chissà per quale strada è arrivato ai nostri cuori. Il suo modo, non saprei adoperare la parola "mestiere" perché mi sembrerebbe riduttivo, il suo dono, la sua celestiale grazia, la sua classe infinita, il suo non essere mai volgare anche quando magari le battute lo erano, la sua faccia commovente da Cristo invecchiato, il timbro della sua voce, la sua proverbiale generosità, i suoi tempi comici inarrivabili, i suoi tempi tragici inarrivabili, tutto questo, pur se eccezionale, non può bastare per trasformare un attore in una figura così importante per moltissimi italiani. Ci deve essere proprio una specie di mistero, un miracolino, appunto.
Totò è una cartina di tornasole. Se lo ami, sei un essere umano di una qualche rilevanza. Se no, no. Questo è, ovviamente, quello che pensano i suoi irriducibili adoratori, di cui amerei moltissimo essere la presidentessa. Già, che stupida, non ci avevo mai pensato e mi viene in mente solo ora. Farò un "Totò fan club".
Bene. E ora so che non posso sottrarmi alla tua richiesta perché sai che ho avuto la fortuna, il privilegio di conoscerlo personalmente e, come mi chiedi, vuoi sapere qualcosa di più. Ecco, quando lo vedevo mi comunicava la netta sensazione di essere di fronte a una meraviglia della natura, la più alta montagna, il brillante più puro, la lampada di Aladino, il mago Merlino. Aveva una classe personale, un tratto, una disposizione che dire principesca è dire poco. Ho visto persone delle più varie estrazioni commosse fino alle lacrime solo per il fatto di essere vicino a lui, e qui si ripeteva il miracolo. Totò ti arriva all’anima per strade sconosciute.
Preferisco non parlare dei mille aneddoti che lo riguardano e che ormai tutti conoscono. Ne vorrei ricordare soltanto uno, anch’esso notissimo. In teatro, con la compagnia Totò-Magnani, si trattava di assegnare i camerini e, come sai, al primo comico viene assegnato il primo camerino subito dopo quello della prima attrice. Bene. C’era un attore, del quale per carità cristiana non faccio il nome, che pretendeva di entrare in quel camerino perché diceva: "Son io, sono io il primo comico". Totò, che aveva sentito la discussione tra l’attore e l’impresario, disse: "Datelo, datelo senz’altro a lui. È lui il primo comico. Io songo Totò, n’ata cosa". E la verità sta tutta qui. Lui è proprio un’altra cosa. Lui è diverso da tutto e da tutti, lui tira fuori la parte migliore di noi. La parte che riconosce la grandezza e le rende omaggio, la parte che conserva in un angolo del cuore un posticino per un poeta inarrivabile che ci gratifica del suo sguardo, che ci fa sorridere prima che ridere, che ci consola".
* * *
Continua nella sezione successiva
bravenet.com